La topina di campagna

Ebbene sì, mi ha preso questa sindrome.

Abituata all’atmosfera da Gardaland di Venezia e a quella parrocchiale di Vicenza non posso fare a meno di sentirmi come quella topina di campagna che va a trovare la sua amica, la topina di città. Ve la ricordate la storia?

In questi giorni di lavoro padovani

hanno cercato di convertirmi alla Chiesa -dei -sette-fratelli -dei -cugini -di -campagna ;  intervistata per la tivvù per la storia dell’esercito in città (Intervista surreale con la giornalista che mi imboccava le risposte: Quindi lei abita qui giusto? Quindi lei è d’accordo no?); ho aspettato l’autobus circondata da maghrebini in bici assatanati più che nei film pecorecci anni ’70; presa a male parole da un omone che voleva assolutamente il mio biglietto, schivato automobilisti nevrotici anche ad agosto; sobbalzato al vecchio matto della fermata davanti alla stazione che si mette alle spalle delle ragazze e di punto in bianco esplode in belati e pernacchie.Per non parlare del sottofondo perenne di sirene dell’ambulanza e della polizia quando faccio lezione.

Chissà com’è vivere a Milano!

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Published in: on agosto 4, 2008 at 12:38 pm  Comments (2)  
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Compagni di treno

 I pendolari si riconoscono subito: bagaglio leggero, borse sotto gli occhi, sguardo un pò assente. Un’altra categoria è quella dei viaggiatori occasionali. Imprenditori lasciati a piedi dalla macchina, zie Pie in visita ai parenti, turisti in shorts e infradito. Sembrano tutti  americani arrivati da Disneyland in visita agli Zulù. Sono sempre disorientati e agitati. Si alzano per scendere alla fermata mezz’ora prima, anche se stiamo per arrivare a Padova e siamo ancora in mezzo ai bufali. Cercano il biglietto quando sentono la voce del controllore tre vagoni più in là. Non sono mai sicuri di aver preso il treno giusto. “Questo va a Milano, giusto? Ma scende proprio lì? “No, nei campi.  Alcuni sembrano scoprire il mondo per la prima volta. Ed è in quei momenti che viene fuori il peggio, specialmente del provincialismo veneto-agricolo. Frasi realmente sentite in treno:

Ma vara quante rasse che ghe sè.

Vara quei neri , quei alti, che sia i vatussi? Quei dea canson.

Scolaresca romana in gita: “‘Anvedi ‘o, ammazza quanto è bbbello sto treno“….  Sti milanesi i xe tutti coa pussa sotto il naso…

Milanesi?