Maghreb in Campo

kebab_108c__small_2Boccolino lo sa.

 Quando mi vede arrivare con gli occhi dilatati dalla fame alle 16.45 del pomeriggio non ho neanche bisogno di pronunciare le paroline magiche:

Mettici tutto.

Un kebab da 5000 calorie  smuove anche un carro armato impantanato.

Anche la salsa di ceci?

Ho detto tutto.

Ecco, Principessa. Grazie, Boccolino.

Ora posso affrontare pure gli spagnoli.

(Io)Ciao, hai bisogno di qualcosa?

(Pablo)Un po’ di amore.

(Io)Quello l’abbiamo finito, ti va un po’ di tè?

 

Sono stanca.

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Published in: on febbraio 24, 2009 at 8:51 pm  Comments (2)  
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Italian for dummies

dumb_and_stupidDi ritorno da Oz, in una Venezia più surreale e felliniana del solito, un caffè al sole e una tirata d’orecchie: così riparte questo blog, orfano di madre, troppo impegnata a seguire il bianconiglio.

Ma ecco che si riparte.

E si riparte da ieri sera:

L’italiano è stupìdo.

Mi giro verso B., il pennarello in mano e la tabella dei possessivi alle spalle.

Prego?

Con un accento che farebbe invidia a Stanlio e Ollio, B. espone la sua democratica teoria: Tutti dovrebbero parlare inglese e basta.

E non succede già ?

L’italiano è stupìdo, troppe regòle, americans più migliore.

Da quando faccio lezione con B avrei voglia di girare sempre con una bandiera del NoDalMolin in tasca.

Comunque grazie per i grits,B, li farò domani a colazione(contaci)

Published in: on febbraio 21, 2009 at 10:00 am  Comments (6)  

Giorni veneziani

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Certe volte ti senti soddisfatta di tè stessa.

 

E chi non lo è dopo due ore con un’italoamericana che parla amalfitano stretto e che sembra uscita dai Soprano? I’m very crazy aggia capì??

Oggi non son riuscita a star dietro agli sbadigli di F: ne ho contati almeno 47 in soli  trentaminuti, più di uno all’ora.

 

E poi la sveglia quando è buio ma almeno mi evito il mercato davanti alla stazione.

E i camerieri in campo S.Margherita, allegri come beccamorti.

 

 In fondo da ogni persona viene qualcosa di buono. Anche da quel ragazzo che, anni fa, in quel giorno di pioggia nella cabina telefonica mi disse Non darlo mai via.

E io, pensando si riferisse al telefono e alla vecchietta che sbraitava fuori dalla cabina: no che non lo mollo! Volevo dire il carattere. Ah.

 

Ok, ma anche il telefono però.

 

Published in: on novembre 22, 2008 at 10:38 pm  Comments (6)  
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Se lo avrei saputo te lo imparavo

Anche voi provate l’impulso a strapparvi le orecchie ogni volta che degli animali parlanti usano l’indicativo invece del congiuntivo?

Anche voi soffrite ad ogni violenza del periodo ipotetico?

Allora vi piacerà di sicuro Non mi chiedermi di Paola Cortellesi:

” Se potrei dire cose meno imbarazzanti le direi ma non sarei più gradita in una girl band

Umanistico-affettivo ma non troppo

Fare un corso di lingua non è come andare a fare la spesa.

Mi dia un pò di congiuntivi, due etti di pronomi e un chilo di condizionale…

Alcuni studenti arrivano con le idee chiare. Ottimo ma senza queste tre paroline magiche non si va da nessuna parte:

TEMPO

PAZIENZA

UMILTA’

In certe culture esiste invece la concezione cumulativa del sapere. Lunedì imparo questo, mercoledì quest’altro quindi tra due settimane sarò arrivato a questo livello esatto. Inutile dire che quando questi studenti scontrano con tutte le difficoltà e le complessità di una lingua come l’italiano lo sconforto è alle stelle.

Non si impara nessuna lingua in modo veloce.

Non si impara neanche nessuna lingua divertendosi. Voglio dire, non solo divertendosi. Niente sostituisce quelle due-tre ore sui libri. Speriamo che ora non mi ritirino il diploma!

Corso d’italiano

                                   

Gli errori e le domande più geniali dei miei studenti.

 

· Ho sentito che in Italia ha vinto Berluscoglioni… (Hai capito tutto)

 

· Ieri sono andato a battere alle Zattere                  (Arrotondiamo)

 

· Io: Violetta era una cortigiana.Sai cosa significa cortigiana? Sì. Cosa significa? Puttana. ( Amante dell’opera fai da te)

 

· A casa ho la segretaria telefonica  (Privilegiato)

 

· Dov’è la mafia a Venezia?              (Idee chiare)

 

. Cosa fai di solito per il Thanksgiving? (Studente USA, of course)

 

· Ma come fate a rimanere in forma con tutta questa pasta? ( Non si vive di sola pizza)

 

· …………………….continua

Published in: on giugno 13, 2008 at 7:06 am  Lascia un commento  
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Le problematiche socio-culturali dell’insegnamento dell’italiano: La prospettiva tedesca in tre proposte didattiche.

 

TESI MASTER CONSEGNATA!!

Published in: on maggio 31, 2008 at 10:03 am  Comments (3)  
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Quella lingua un pò così

Mentre i veneti gallo-padani (?) sono in attesa di festeggiare la loro Venigallia ( festa pseudoceltica in costume, di quelle che ti trovi il tuo commercialista di Povolaro sbronzo con tanto di cappello cornuto) analizziamo la ricchezza consonantica del dialetto vicentino.

Quale altra lingua riesce a comporre una frase di senso compiuto con sole tre vocali?

E’ stata la performance di un pensionato ad illuminarmi quando ha chiesto a Raniero se la bicicletta appoggiata al muro fosse la sua.

Ea è a eo?

Trad: è sua la bicicletta?

Published in: on maggio 19, 2008 at 5:26 pm  Comments (2)  
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Non si vive di soli spaghetti

L’Italia è conosciuta e amata nel mondo grazie a molti luoghi comuni positivi:

 è il paese delle vacanze, della Pasta, del Belcanto, della Vespa, del dolce far niente, della Pizza, dell’Espresso, dell’olio d’oliva.

Ma è anche il paese della Mafia, dei politici corrotti, del traffico,delle truffe. (Italian Job in inglese significa proprio fregatura ). E a rinnovare questi luoghi comuni, impermeabili ai cambiamenti inevitabili di una società italiana sempre più complessa, ci sono molti manuali di lingua italiana che propongono unità didattiche come “I mangiapastasciutta”,”La dolce vita”,”Viva la mamma!”,”La raccomandazione”,”Mamma che traffico!”. Neanche una parola su qualità nazionali come il fatto che l’Italia ha il secondo sistema sanitario migliore al mondo, esporta cervelli di altissima qualità, è in prima fila per il volontariato, ha uno dei parchi nazionali (l’Abruzzo)più importanti d’Europa ecc ecc. Perché tra i personaggi famosi citati dai libri di testo c’è sempre Sofia Loren e mai, che so, Rita Levi Montalcini, l’italiana più grande di tutti i tempi??

Mammismo,  imbroglioni, pessimi guidatori, mangiaspaghetti, amanti della lirica, donne italiane seducenti e sempre ben vestite, famiglie con almeno tre figli e nessun divorzio o separazione in vista: questo emerge dai libri di testo. Anche delle ottime grammatiche sembrano soffermarsi eccessivamente sui clichè nazionali: è così che in un esercizio sul superlativo relativo e assoluto troviamo frasi come: “Le mamme italiane sono le più sexy”o “Gli uomini italiani sono i più mammoni del mondo”.

Come sarebbe falso e sbagliato negare o omettere i problemi e i paradossi della società italiana, non mi sembra nemmeno corretto tacere sui fattori positivi di cui, l’Italia, come ogni paese, è portatore.

Il paradosso si ha quando due persone, condizionate da reciproci clichè, scoprono, con grande meraviglia, che questi non corrispondono affatto. E’ quel che succede quando, ieri pomeriggio per esempio, io, l’italiana -protestante-di sinistraandata via di casa a 19 anni– ho fatto lezione ad un tedesco-cattolico-mammone-pro Berlusconi.

That’s life!


 

Tra svizzeri

Giocare con gli stereotipi può  anche essere divertente.

Ecco un’idea per un’attività in una classe eterogenea e con un pò di senso dell’ironia:

Si legge la barzelletta sulle nazionalità e si discute su quanto i clichè siano comuni anche nei paesi di provenienza degli studenti. Si può ricavare anche un lessico sugli aggettivi ( freddi, passionali, creativi, ordinati…)

CLICHE’ E STEREOTIPI

 

 IL PARADISO è il posto dove l’inglese fa il poliziotto

                                                     il tedesco il meccanico

                                                     il francese il cuoco

                                                     l’italiano l’amante

                                                     e lo svizzero amministra tutto!

 

 

ALL’INFERNO invece….       gli inglesi fanno i cuochi

                                                    i tedeschi sono poliziotti

                                                    i francesi fanno i meccanici

                                                    gli svizzeri gli amatori

                                                    e gli italiani amministrano!

 

Si legge, poi, il Dialogo degli svizzeri di Benigni tratto da Tutto Benigni,1996, utile come modello linguistico regionale ( presentazione dei toscanismi c’ha/c’hanno, del verbo pigliare invece di prendere)

 

 

ROBERTO BENIGNI,

IL DIALOGO CON LO SVIZZERO

 

 Il dialogo con lo svizzero è molto semplice.

Non hanno tanti argomenti:

 

 le banche

 gli orologi

 le mucche

 la cioccolata

 il latte

 Guglielmo Tell

 

Quando si incontrano due svizzeri:

         -Buongiorno, che fai?

        -Vado  in banca, e tu?

        -Eh, sono andato a prendere il  latte, ora vado a prendere una cioccolata, che ore sono?

– Mah! Ho qui l’orologio

– Si?! E la mucca?

–  L’ho lasciata a casa con la cioccolata

      -Vieni a prendere un po’ di latte in banca?

–   No, ho preso l’orologio in latteria.

–  Allora prendi l‘orologio con il latte, io prendo la mucca con la latteria e andiamo tutti in banca a   prendere  un orologio!

         L’ho preso a casa il latte!

         Allora prendi un po’ di cioccolata!

         La mucca? No, con l’orologio!

         L’orologio con la mucca?

         No,ho la banca con la latteria!

         Prendi la latteria! Va bene, ti saluto, vado in albergo.

         Sei in un hotel?

         Sì.

         Che hotel?

         Guglielmo…

         Guglielm’hotel?

         Sì,ciao!

         Ciao ciao!

 

Si effettua poi un braistorming di oggetti ( con spidergram) che appartengono all’immaginario collettivo di un Paese. li scriverà su dei foglietti.Per esempio:

                                 

 

Giappone→ Karate,Geisha,Sushi,Robot,Manga;

 

Olanda→Tulipani,mulini a vento,zoccoli, bicicletta…

Metterà i foglietti in in una scatola che farà passare per i tavoli, ogni coppia ne pescherà uno e dovrà scrivere un dialogo prendendo a modello quello di Benigni, quindi il più divertente e meno realistico possibile. Le coppie si scambieranno i fogli con i dialoghi e ognuna presenterà il dialogo dell’altra in forma di discorso indiretto (Lo spagnolo numero 1 dice che andrà a farsi una paella, lo spagnolo 2 gli risponde di avere fame perché ha appena finito di ballare il flamenco…)

 

 

E’ l’insegnante che fa l’aula?

 

La scuola italiana è in crisi!

Chiunque lavori al liceo,alle medie o addirittura alle elementari ve lo può confermare: insegnanti sottopagati e demotivati sempre indietro con i programmi e alle prese con ragazzini apatici e arroganti (ne ho avuto a che fare perfino io e non lavoro nel pubblico) iperprotetti da genitori nevrotici e prepotenti (povero fio mio), strutture scolastiche spesso fatiscenti o comunque non attrezzate ( licei linguistici senza registratori audio, un computer in tutta la scuola…) e via così.

Questo è il risultato in un Paese in cui la cultura è un valore vuoto e inutile!

L’uomo è ciò che apprende.

Quindi ,se non impari nienti, vali meno di zero. Ma non in questa società, dove sembra valere la regola inversa!

 

Da dove iniziare? Dall’insegnante, propongono molti, il vero centro del processo di apprendimento!”E’ la qualità della sua relazione con l’allievo a determinare la qualità della scuola, non il pc, l’inglese per tutti o le acrobazie psicopedagogiche, fattori importanti, ma non decisivi” scrive Giorgio Blandino, professore di psicologia dinamica e autore di Quando insegnare non è più un piacere.

 

Insomma, è l’insegnante che fa l’aula. Il dibattito è aperto: voi che dite?

Quasi italiani

Il primo contatto con una cultura si ha con lo stereotipo,  una visione distorta della cultura.

 I britannici fumano la pipa e sono imperturbabili, stanno in coda e cucinano male. Gli spagnoli uccidono i tori alle cinque della sera, e di rado avviene il contrario. Gli olandesi sono avari, i belgi non sanno guidare, gli svedesi sono liberi in amore, noi italiani cantiamo “O’sole mio”mangiando pizza e spaghetti.” Roberto Giardina, Guida per amare i tedeschi.

Quanto c’è di vero? Solitamente i luoghi comuni nascono dalla superficialità e dal sospetto verso una cultura diversa, tendono quindi a negativizzare. Capita, però, che alcuni clichè finiscano per esaltare e idealizzare delle virtù. Prendiamo il clichè italiano sui tedeschi. Rigidi, certo ma anche ordinati, laboriosi,affidabili, corretti, onesti. Il complesso del primo della classe. Ma è vero? Secondo Giardina, giornalista amante della Germania i tedeschi sono “confusionari, caotici, poco precisi, pigri, spendaccioni, furbastri e chiaccheroni, chiassosi e vanesi, affascinanti e inaffidabil. Quasi italiani. E che quel quasi sia a loro vantaggio o nostro, dipende dai gusti”. Che sollievo!

Published in: on febbraio 27, 2008 at 7:35 am  Comments (2)  
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PESCHE IN PESCHERIA

La fonetica italiana, anche se non è paragonabile a quella francese o inglese, ha i suoi bei scogli da superare. I suoni /k/ e /t∫/ per esempio (kane e t∫oKolata) presentano spesso problemi ( Ricordate PinoKKio, dico sempre io, l’unico italiano stimato all’estero). Ma niente  è più difficile da ricordare come la differenza tra  /sc/ e /sch/.  Pesce e Pesche. Perché? Come sanno gli studenti che sono andati a chiedere della frutta dai pescivendoli in campo S.Margherita  e si son sentiti rispondere di tutto( puoi sempre far affidamento sui veneziani: sono sempre lì per metterti a disagio) c’è ben più di un fonema di differenza tra il pesce e le pesche. Quando lo spiego mi sembra elementare. Pesce, suono sc come sciare, sc + e, i, il pesce nuota nel mare e i pescivendoli lo vendono. Le pesche, suono sc+h,a,o,u, crescono sui peschi o alberi di pesco e sono frutta. Ma cosa rispondere a quella mano alzata che chiede: Perché il pesce si vende in pescheria?

L’italiano è misterioso.

Published in: on febbraio 26, 2008 at 11:58 am  Lascia un commento  
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Dal sito degli studenti della J.Hall

Il meglio e il peggio di Venezia secondo la mia ultima classe

THINGS THAT WE MISS OR DON’T MISS ABOUT VENICE

(in no particular order)
Nuns
Duchamps
Dog poo
Love
Moretti
San Marco (illuminated)
Carnevale
The Lido
Nutella Calzone …mmm
The look of the morning light over the Zattere
It felt like the city was all ours
I miss having lots of people around all the time and order in my life.
Glass jewellery
Cheese & Salad
Charlie Hall’s blue pyjamas
Water
Being pushed in the canal
Byron
Sherif, the grumpy waiter
Palladio
Moonlit walks home along the Zattere.
A place for the superior & sophisticated as well as the idiotic and immature
The sneer at the word ‘Vegetarian’
Port & cigars at the Gritti
St. S
The fabulous as well as the frightful Carnival costumes
Piccolo Mondo
Room 22
Vaporetti
Cecil’s snobbery
Skipping
Old ladies in fur coats
Huge dogs / wolves
The Casino
The Schiavi wine shop
The unique atmosphere & sense of timelessness
Pizza al Volo
Prosecco
Geoffrey’s party
Milly’s laugh
Chavs
Published in: on febbraio 23, 2008 at 6:09 pm  Comments (4)  

Non si insegna solo una lingua ma anche la cultura che le sta dietro

Questa categoria è dedicata alle avventure di una giovane insegnante d’italiano in mezzo a studenti stranieri. L’Italia secondo una prospettiva internazionale. Scoprirete che il mito dell’italiano infingardo e rubacuori, mangiaspaghetti e passionale non è ancora morto. E quali sono le cose di Venezia che gli stranieri odiano e amano di più. E ancora…la lingua italiana, forse la lingua più complessa del mondo. Dopo il mandarino, beninteso.

Published in: on febbraio 23, 2008 at 6:02 pm  Comments (4)