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bmnewsrm1Ma cosa è questo schifo?

Kensaku non aveva ancora visto Renato Zero

Ma pure la Binetti nel Pd non scherza….

Quindici giorni fa Alexander Stille ha tenuto una lezione al corso di nuovi giornalismi organizzato da Internazionale in collaborazione con la Luiss. Per cominciare ha chiesto agli studenti quali sono gli argomenti di cui parlano più spesso con i loro amici, quelli che li preoccupano di più. In cima alla lista hanno messo il lavoro per i giovani, il ricambio generazionale, l’ambiente. Poi hanno preso le prime pagine dei quotidiani del giorno. E hanno cercato invano degli articoli su quegli argomenti. Se i quotidiani vendono sempre meno copie è colpa soprattutto di quella distanza, ogni giorno più grande, tra i bisogni di chi compra i giornali, o vorrebbe comprarli, e gli interessi di chi li fa. Tra domanda e offerta. In fondo non è molto diverso da quello che succede nel Partito democratico. Perché, curiosamente, oggi in Italia il centrosinistra ha gli stessi difetti di molti quotidiani. La stessa incapacità di rinnovarsi. Condita con molta autoreferenzialità che a volte sconfina nell’arroganza

Giovanni de Mauro, La Settimana, INTERNAZIONALE 783, 20 FEBBRAIO 2009

Ps: La Binetti ha detto Non condivido la  posizione  di Franceschini su un tema così importante come quello della bioetica.

Qualche punto in più  se l’è guadagnato pure Franceschini…

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Published in: on febbraio 28, 2009 at 4:36 pm  Lascia un commento  

Librofaccia

LE REGOLE
1.Un profilo completo fa la gioia dei ladri d’identità
2.Non taggare gli amici venuti male in foto: la loro vendetta sarà fin troppo facile
3.Convinciti che puoi vivere anche senza sapere “Tu che film sei?”
4.Gli errori di ortografia del tuo status rivelano lo stato della tua istruzione
5.Non t’illudere: avere 245 amici su Facebook non vuol dire che hai una vita sociale

DA INTERNAZIONALE N.768,31 ottobre/6 novembre 2008

Published in: on novembre 3, 2008 at 8:26 am  Comments (1)  
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Mondo stinfio

La dott alza gli occhi dai risultati degli esami e mi guarda:

Ma che vita fai??

Chissà cosa le hanno raccontato i miei globuli rossi. Forse ce ne è uno a forma di tenerina, la torta tipica di Ferrra. Chissà come Yocci disegnerebbe questa scena.

 Dottore guardame occhio grandi

Di sicuro dopo la festa di Internazionale tutto sembra più stinfio, come dice Piperita Patty di Schulz. Yocci che mi disegna, che dice solo sì o no, le merende al Cafè de la Paix, il Panpizza, i monaci tibetani e i cappellacci al ragù, il cous cous, i libri, la garanzia che in quella fila nessuno ha votato per lui, Leo Hickman e il suo ecoviaggio Londra/Ferrara, le bici.

E’ da malati pensare già alla festa del prossimo anno?

Gipi l’opinionista. Pizza e rumeni

Chi è Gipi?

Se non lo conoscete rimediate subito!

E’ un  toscanaccio (ah, i miei compaesani!) che disegna strisce di fumetti per Internazionale e  Repubblica.

L’ho visto dal vivo a Ferrara per la prima Festa di Internazionale: a ottobre si replica eh, io ho già prenotato la stanza!

Gipi fa satira ma senza impegnarsi, lui è così, il megafono della mediocrità. Come l’incarna lui l’uomo medio non lo fa nessuno. Altro che i comici di Zelig!

PS: Gipi torna a Ferrara per la seconda Festa di Internazionale dal 3-5 ottobre. Ci vediamo!

PS2: Dal vivo non è così brutto.

Published in: on agosto 7, 2008 at 9:06 am  Comments (2)  
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Giornali e pistole

Riporto un trafiletto di Giovanni De Mauro, in occasione della brillante performance di Berlusconi alla sua ultima conferenza stampa.

De Mauro è il direttore di Internazionale e portavoce,in Italia, del giornalismo libero e della corretta informazione.

 

“Senza giornali vivremmo meglio, ne converrà”. Sono parole di Silvio Berlusconi alla prima conferenza stampa dopo le elezioni, il 15 aprile 2008. “È una festa per tutti noi, il lunedì di Pasqua”, cioè il giorno in cui i quotidiani non escono. E la stampa internazionale? “È il trionfo dei pregiudizi. Ma non mi preoccupo, non penso di dare ascolto. Con i fatti metteremo tutti a posto”. Una conferenza stampa incredibile, dove dalla sala si applaudiva alle battute di Berlusconi. Sembrava di essere allo stadio. È peggio un premier che attacca i giornalisti o dei giornalisti che applaudono quando vengono attaccati da un premier? Surreale. Ma niente se paragonato alla conferenza stampa con Vladimir Putin, quella dove alla domanda di una reporter russa Berlusconi ha risposto imitando il gesto del mitra. Una battuta, per carità. Ma Anna Politkovskaja, probabilmente, non l’avrebbe trovata molto divertente.

 

 

Internazionale, 25 aprile 2008.

Lettera al figlio parte II

Ecco la seconda parte del bellissimo articolo di di Efraim Medina Reyes.

Sapere che sarai qui rafforzerà il mio legame con la vita, il dolore e i servizi pubblici. Fino a ieri ero preparato ad affrontare i miei timori, ora dovrò imparare tutto di nuovo e, credimi, a parte la mia squadra di calcio e il mio paese non cercherò di importi molte altre cose. Non ho mai creduto che uno debba essere amato semplicemente per il fatto di essere com’è. Credo invece nell’amore che si costruisce e si rafforza in quest’avventura unica che è la vita.
Suppongo che essere per metà italiano avrà i suoi vantaggi, però sono sicuro che ti divertirai di più con la tua metà colombiana. Non posso negare che il mio è un paese difficile e neanche che sono rabbiosamente orgoglioso di essere nato lì. La cosa sicura è che ho aspettato tutti questi anni prima di avere un figlio perché volevo garantirgli una vita migliore della mia ed evitargli pericoli e privazioni.

Non penso di essermi sbagliato: è solo che le mie garanzie non garantiscono nulla. Il mondo è un posto pericoloso e l’unica cosa che possiamo fare per quelli che amiamo è amarli. Sono cresciuto senza sicurezze e con molte privazioni, ma sono diventato forte insieme ai miei fratelli, protetto dall’indistruttibile amore di mia madre.

Decidere di avere un figlio significa credere implicitamente che esiste ancora la possibilità di sognare. Guardo gli occhi di tua madre illuminati dalla tua presenza: giorno dopo giorno la invadi, diventi il centro della sua vita e tutto il resto passa in secondo piano. Ho sempre saputo che, se mai avessi avuto un figlio, la cosa più importante era incontrare una buona madre.

E in questo senso non potresti essere più fortunato. Lei e io sappiamo che ci unirai al di là del tempo e dell’amore. Il destino degli esseri umani è fragile e i cuori cambiano, si sa, ma in te ci ritroveremo sempre. Non so che tipo di persona sarai, mi spaventa sentir dire che molto dipenderà da me. Ma è ancora presto per spaventarmi.

Sei figlio di due culture, di due lingue, di due storie e negli aeroporti potrai fare la fila riservata agli europei, mentre a me verranno ispezionate perfino le budella. Molti sono convinti che la vita sia come un ippodromo e che ognuno debba solo fare il suo giro. Invece non tutti i cavalli ce la fanno e gli imprevisti sono inevitabili.

Per questo voglio dirti che non so se avrò sempre le risposte alle tue domande (quindi comincia ad abituarti agli esempi con gli ippodromi e i passeri che ridono). Poco tempo fa qualcuno mi ha chiesto se mi aspettavo qualcosa da te: avrei voluto dargli un pugno in faccia. Non ho mai sopportato chi si aspetta qualcosa da me, e quello che mi aspetto da te è che non sopporterai mai chi si aspetta qualcosa da te.

Guardo il giardino che circonda casa nostra. Gonzalo, il nostro labrador di due anni, corre da una parte all’altra inseguendo gli insetti. Alcuni pini in fondo chiudono lo spazio. Le voci dei vicini che parlano del tempo si perdono nella brezza del tramonto e un’intensa paura di morire mi stringe l’anima.

Da qualche parte ho scritto che gli uomini sono immortali fino a quando non hanno dei figli. Avevo ragione. Da quando ho saputo che ci sei, ogni secondo conta. Non chiedo molto, solo di essere qui quando arriverai e di non andarmene fino a che non sarai al sicuro.

 

 

 

 

 

 

Published in: on aprile 21, 2008 at 1:29 pm  Comments (5)  
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Lettera al figlio parte I

Oggi vorrei proporvi un articolo di Efraim Medina Reyes,uno scrittore colombiano che ho ovuto l’occasione di vedere a Ferrara alla Festa di Internazionale l’ottobre dell’anno scorso.

Tra l’altro, pare che abiti a Vicenza. Mi sento meno sola in questa Vandea.

E’  una lettera al suo bambino che non è ancora nato. La trovo di una semplicità bellissima e disarmante:”Questo è un mondo del cazzo per crescere, ma per quanto ne sappiamo è anche l’unico dove le api ronzano e i passeri ridono”

Lettera al figlio

Internazionale 739, 10 aprile 2008

Mentre scrivo queste righe, ho la sensazione che qualsiasi cosa io dica verrà usata un giorno contro di me. Sono passati appena quattro mesi dal tuo concepimento e non so ancora di che sesso sarai. I parenti e gli amici scommettono sull’uno o sull’altro, ma io preferisco aspettare la prossima ecografia.Se sei una bambina e un giorno diventerai una di quelle femministe rompiscatole, voglio mettere in chiaro che anche se qui ti chiamo “figlio” lo faccio senza nessuna intenzione sessista.

Il tuo arrivo in questo mondo non è il frutto di un incontro casuale né della dinamica naturale del matrimonio. È il risultato di una decisione che tua madre e io abbiamo preso e portato avanti nonostante molte difficoltà. Lei è una bella e dolce italiana e io, nel bene e nel male, un meticcio colombiano. La cosa triste è che sarai condannato a fare il tifo per il Junior di Barranquilla o per il Vicenza, che gioca da vari secoli in serie B.

Il ginecologo ci aveva prescritto una serie di esami e i risultati indicavano che tua madre era perfettamente a posto. Io, invece, avevo una quantità normale di spermatozoi, ma per la maggior parte molto lenti. Chiaramente latinoamericani.

 

 

 


(…)


So che ti trovi perfettamente a tuo agio lì dentro e malgrado la tua incoscienza spero che te la stia godendo, perché questi nove mesi saranno forse le tue uniche vere vacanze: il mondo qui fuori è pericoloso, stupido e implacabile. Ma se eviterai di leggere Paulo Coelho, di ascoltare il reggaeton e di vedere i programmi del mattino alla tv, il mondo può anche essere un posto meraviglioso. Si tratta, figlio mio, di vivere. E vivere è quasi sempre un lusso.Probabilmente nascerai nel nord Italia, in un luogo confortevole, fragrante e sicuro. Ma dall’altra parte del mare ti aspetta la Colombia. Ti diranno che è un paese orribile, dove c’è una guerra interminabile e dove vivono i politici più corrotti del pianeta. Ti parleranno di sequestri, narcotraffico e prostituzione.

Tutto quello che ti diranno, disgraziatamente, è vero. Ed è proprio lì che ti porterò appena sarai pronto ad affrontare dodici ore di aereo. Ti chiederai perché sto programmando di portarti in quella specie d’inferno, visto che ancora non mi hai fatto passare nemmeno una notte insonne. Non ho una risposta chiara.

So solo che sono tuo padre e che quel paese spaventoso è l’unico posto dove non mi sento fuori luogo e la felicità mi sfiora. Metà della tua famiglia viene da lì, la metà dei tuoi geni, la metà degli amici che avrai un giorno. La Colombia è parte del tuo sangue e del tuo nome e la amerai irrimediabilmente.

Il mio affetto per te è forte anche se ancora un po’ astratto. Ci avviciniamo in silenzio l’uno all’altro, come in un sogno. Sapere che esisti mi libera dal peso di essere me stesso e mi fa venire in mente progetti nuovi e sconosciuti. So che sono responsabile di quello che sarà di te e che questo è un mondo del cazzo per crescere, ma per quanto ne sappiamo è anche l’unico dove le api ronzano e i passeri ridono.

 

 

 

…………………………………………………………………………………………………………………………continua