Il primo contatto con una cultura si ha con lo stereotipo, una visione distorta della cultura.
“I britannici fumano la pipa e sono imperturbabili, stanno in coda e cucinano male. Gli spagnoli uccidono i tori alle cinque della sera, e di rado avviene il contrario. Gli olandesi sono avari, i belgi non sanno guidare, gli svedesi sono liberi in amore, noi italiani cantiamo “O’sole mio”mangiando pizza e spaghetti.” Roberto Giardina, Guida per amare i tedeschi.
Quanto c’è di vero? Solitamente i luoghi comuni nascono dalla superficialità e dal sospetto verso una cultura diversa, tendono quindi a negativizzare. Capita, però, che alcuni clichè finiscano per esaltare e idealizzare delle virtù. Prendiamo il clichè italiano sui tedeschi. Rigidi, certo ma anche ordinati, laboriosi,affidabili, corretti, onesti. Il complesso del primo della classe. Ma è vero? Secondo Giardina, giornalista amante della Germania i tedeschi sono “confusionari, caotici, poco precisi, pigri, spendaccioni, furbastri e chiaccheroni, chiassosi e vanesi, affascinanti e inaffidabil. Quasi italiani. E che quel quasi sia a loro vantaggio o nostro, dipende dai gusti”. Che sollievo!
In realtà, a guardare bene, puoi trovare qualcosa di italiano anche nei giapponesi, nei cinesi naturalmente, ma anche nei greci e ovviamente nei francesi e negli spagnoli. Il problema è che si tratta sempre di difetti! Noi stessi abbiamo uno stereotipo negativo di noi stessi, ma non sarà che a volte ci negativizziamo troppo?
Secondo me il problema dell’Italia non consiste nei suoi difetti( criminalità, corruzione, menefreghismo, scarso senso civico…) che non sono affatto endemici ma nel NON volerli nè punire nè correggere. Manca proprio l’idea-molto protestante in effetti- di prendersi le proprie responsabilità.E’ questo, secondo me, l’handicap dell’Italia. Anche in Germania o in Inghilterra ci sono politici disonesti e corrotti. Ma, una volta scoperti, non vengono certo rieletti!